Omelia festa della Assunta 2014

Provo a usare un nuovo sistema per i file audio, molto più semplice e veloce per me. Fatemi sapere se avete difficoltà. In teoria basta cliccare sul link seguente: Omelia Assunta 2014 e dovrebbe essere letto da tutti i sistemi operativi.

Siccome tengo come riferimento visivo l’altar maggiore della mia chiesa e se non lo conoscete non potete capire, eccovi qualche foto per aiutarvi (si lo so che fanno abbastanza schifo ma è quello che ho a disposizione). Suggerimento: dato che cliccando sul file audio questa pagina verrà sostituita con quella per la riproduzione è meglio cliccare il link con il tasto destro del mouse e aprirlo in un nuovo pannello così potrete ascoltare guardando le foto.

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Omelia a Cafarnao: “Credo in Gesù Cristo… nostro Signore” – “Seguimi”

Ci ho messo un po’ di tempo a caricare questo video perché riascoltandolo ero perplesso su alcuni passaggi forse poco chiari. Ho chiesto a chi sa di teologia più di me per essere sicuro di non aver detto stupidaggini e pare che non ci siano problemi 🙂 Cerco di spiegarvi dov’è  l’inghippo e poi valutate voi ascoltando.

Le idee chiave del testo sono molto articolate ma una di quelle portanti è che il nostro Dio, la Santa Trinità, proprio perché Amore e Dono continuo tra le Persone Divine del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo non é “autoreferenziale”. Nel Mistero stesso di Dio ogni Persona “rimanda” all’Altra: il Padre è la Sorgente, il Principio, l’Amante che si dona totalmente al Figlio nello Spirito d’Amore; il Figlio è il Generato dall’eternità, l’Amato che non trattiene niente per se stesso e tutto ridona nell’Amore, che è lo Spirito, al Padre. Poi questo Unico Dio crea l’universo e ammetterete che l’idea che Dio-Amore dove Ciascuno si dona e rimanda alle altre Persone, abbia creato e poi redento il mondo per essere adorato sembra, francamente, un pochetto strana. Ed eccoci, finalmente, all’inghippo. Ad un certo punto dico che Dio non vuole essere adorato e lo affermo perché ho in testa quanto vi ho appena espresso. Solo che la Bibbia ha molti riferimenti alla adorazione, al piegare le ginocchia davanti al Signore, al prostrarsi davanti alla sua potenza. Anche la nostra normale esperienza di preghiera durante l’Eucaristia non riuscirebbe a realizzarsi senza la consapevolezza di una radicale differenza e asimmetria tra noi e Dio, perché Lui è Dio… e noi no! Ne verrebbero fuori liturgie autocelebrative dei presenti (capirai che spettacolo!) che si proclamano fratelli ma senza riferimento ad un Padre che costituisca la fraternità. Analogamente non accetteremmo di diventare discepoli se non lo credessimo il Signore, “con noi” certo ma “Dio”.

Poi ascolterete come imposto il tema ma mi sembra importante che siate consapevoli di una cosa: adorare Dio è per noi una esigenza, ci pone nell’atteggiamento umile di chi non ripete il peccato di Adamo “facendosi uguale a Dio”, ci consente di metterci in ascolto e di lasciar agire Lui che ci può ri-creare. Noi non possiamo esigere nulla ma solo attendere con fiducia. Detto questo però possiamo guardare le cose “dall’altra parte”, dal punto di vista di Dio così come lo abbiamo conosciuto nel Vangelo, nella Croce e nella Risurrezione. E’ questo il punto di vista che tento di utilizzare nell’omelia. Dio “usa” dello spazio della mia adorazione per donarsi a me, la trasforma da riconoscimento della lontananza a evento di comunione, da proclamazione della ontologica diversità a grembo della nascita al cielo, della adozione filiale; dove io riconosco la nostra radicale diversità Lui sembra bruciare le distanze donandosi a me senza riserve. In questo senso dico che Dio non vuole essere adorato: perché la sua volontà non è avere schiavi devoti che tengono le distanze, ma figli che imparano ad esser amati e ad amare. Solo che non lo fa se noi non lasciamo lo spazio.

Nello schema dell’omelia questo spazio era logico nelle mie intenzioni perché partiva dal tema della sequela, ma non ero sicuro fosse così chiaro a chi mi ascoltava. Certo, il “genere letterario” omelia non è quello sistematico di una catechesi, di un trattato teologico o di un pronunciamento magistrale, ma nella mia testa è la forma vera della teologia e deve essere il più possibile chiara e secondo verità.

Bene, se avete retto questa introduzione e siete sopravvissuti ora potete tranquillamente ascoltare l’omelia

 

Ops!

Niente omelia oggi: mi sono dimenticato il microfono e non ho potuto registrare 🙂 Se devo essere sincero penso che una parte di me sapesse che avrei fatto un’omelia pallosa e mi ha evitato di dover mettere in rete dieci minuti di nulla.

Due stimoli per pensare:

1. “Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda”. Sono le parole che Dio rivolge a Salomone. Prova a sentirle rivolte a te: che risposta daresti? Quanto chiediamo è per noi il tesoro da conquistare, il vero centro della nostra vita. Rispondere con sincerità alla proposta di Dio servirà a tirare allo scoperto ciò che stiamo realmente costruendo.

2. fai interagire la parabola del tesoro nascosto nel campo con la seguente striscia:

tesoro in ogni dove

Ciao e buona domenica